LA CASTAGNA DI MONTELLA
 
   
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LA CASTAGNA
 
LA CASTAGNA DI MONTELLA

Le origini della “Castagna di Montella” sono molto antiche. Da testimonianze si evince che l’origine della coltivazione nell’area di Montella risalga al VI ed il V secolo a.c. Nel 571 d.c., invece, sarebbe stata emanata la prima legge a tutela della coltivazione del castagno, ritenuto già a quel tempo risorsa preziosa. Storicamente, la farina di castagna assumeva un ruolo strategico negli assedi delle Città e dei castelli, grazie al suo pregio di conservarsi per molti anni. La storia di Montella e quella del castagno da quei tempi non si sono più separate tanto che è diventata una vera ricchezza di queste zone per la sua molteplicità di impieghi, e per le sue consolidate qualità. Il castagno è parte del paesaggio irpino, che grazie al suo clima, suolo, varietà produce un frutto di alta qualità merceologica ed organolettica. La ricchezza del castagno non si è limitata solo alla produzione del frutto, esso è stato la principale fonte di legna per costruzione, per creare mobili, da ardere ecc…Il castagno è stato un mezzo di sussistenza economica per la comunità irpina contribuendo a segnare la tradizione rurale di queste zone. Nella provincia di Avellino si producono vari tipi di castagna, tutti di qualità elevata, la più rinomata però è la “Castagna di Montella” (primo ed unico caso in Italia di prodotto ortofrutticolo), alla quale attraverso il DM del 7/05/1987 è stata riconosciuta la denominazione d’origine controllata ( D.O.C. ), poi nel 1996 è stata registrata l’indicazione geografica protetta ( I.G.P. ).
La Castagna di Montella appartiene alla varietà della “Palummina” essa si caratterizza per una pezzatura media o medio-piccola, con una forma del frutto rotondeggiante con la faccia inferiore piatta, base convessa e sommità ottusa; forma che giustifica l’etimologia della parola “palommina,” data la forte somiglianza ad una colomba che tradotta in dialetto, da una denominazione iberica, si trasforma in “palomma”, da cui il termine diminutivo “palommina”.

Grazie alle elevate caratteristiche di fragranza, sapidità e serbevolezza, la castagna di Montella viene utilizzata allo stato fresco e allo stato secco in guscio o senza. Nel periodo natalizio la castagna trova una tipologia commerciale dovuta alla famosa “Castagna del Prete”, realizzata con le castagne in guscio essiccate, tostate e successivamente idratate con acqua. Le castagne fresche appena raccolte vengono disposte in strati di 40-50 cm, su graticci di legno in luoghi detti “gratali”, al di sotto dei quali si accendono per 15 giorni dei fuochi utilizzando esclusivamente legno di castagno. Una volta accuratamente selezionate vengono tostate in forni ventilati per 30 minuti a 180 °C. Infine, reidratate prima della commercializzazione. Una volta sgusciata questa castagna si presenterà con un colore marrone intenso e dal sapore caratteristico che richiama la caramellizzazione degli zuccheri. Sotto l’aspetto dietetico nutrizionale la castagna di Montella è particolarmente rilevante per il contenuto in carboidrati, nello specifico i due terzi sono rappresentati dall’amido ed un terzo dal saccarosio. Scarso il contenuto proteico, nonché quelli minerale e vitaminico, presenti in quantità trascurabile le vitamine B2 e A.

L’area di produzione della “Castagna di Montella” è quella dei Comuni di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Volturara Irpina, Nusco e Montemarano, in provincia di Avellino. Questi paesi sorgono ad una altitudine compresa tra i 500 e i 1000 metri sul livello del mare, il numero delle piante comprensive per ettaro oscilla dalle 80 alle 180 variando in base dell’acclività delle pendici.
Nella provincia di Avellino molto rinomata è anche la castagna di Serino, che si presenta in due varietà: la Montemarano e la Verdole. La Montemarano è qualitativamente migliore si caratterizza per le sue grandi dimensioni che variano dai 50 ai 70 semi per Kg. La Verdole è adibita principalmente come varietà impollinatrice. Le caratteristiche principali della “Castagna di Serino” sono il colore marrone-rossiccio, con nervature più scure ed evidenti, pericarpo sottile, poco elastico, con peli sulla faccia interna. La polpa del seme è bianca lattea, soda e croccante, di sapore dolce. Le zone di coltivazione sono nella provincia di Avellino, in particolare nella Valle del Sabato e nelle zone limitrofe. La “Castagna di Serino” è in attesa del riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta ( I.G.P. ).
Fabio Capuano